La casa dei sogni di Roberto

Il 2 febbraio di 7 anni fa, in via Rembrandt 12 a Milano, si è avverato un sogno: la casa di Roberto, all’anagrafe Roberto Chiapella, che immaginava di aprire un giorno una biblioteca a casa propria. Non aveva a disposizione un palazzo, nè una villa con giardino, ma un appartamento in un complesso condominiale di 72 famiglie dove vive da quarant’anni. L’occasione si è presentata quando è stata chiusa la portineria e, con la collaborazione di altri due condomini e, soprattutto dell’amministratore di condominio che si era innamorato dell’idea, è riuscito a superare anche la più ostinata resistenza: aprire la porta della biblioteca, e quindi del condominio, al pubblico esterno offrendo un servizio al quartiere e alla città.

“Oggi sono pensionato – racconta Roberto -. Nella vita ho sempre riparato televisori e ho iniziato a girare per le case a riparare guasti di ogni genere. Ebbene, con il tempo, ho capito sempre più quanto ero fortunato perchè ogni persona che conoscevo per me era come un libro. C’era chi mi raccontava in poco tempo tutta una vita, chi una preoccupazione, chi un’idea, chi una colpa, chi un desiderio. E’ questo che cerco nei libri ed è questo che trovo nelle persone. Io leggo circa 40 libri all’anno. Poi sono stato abituato fin da ragazzo a usare il mio tempo per condividerlo con gli altri come volontario e non ho mai smesso “.

Roberto non aspettava la mia visita, ma, dopo cinque minuti, è uscito dalla porta di casa con le chiavi in mano per aprire la portineria. La mattina è un locale impegnato per metà, da un custode part time, mentre, nel pomeriggio, si apre la stanza attigua completamente dedicata alle attività della biblioteca tre giorni a settimana. Mi ha accolto come un vero signore di casa. “Si accomodi, si metta comoda”. E’ abituato a ricevere.

“Non sono tanti i residenti dello stabile che vengono qui a rifornirsi di libri da leggere – dice Roberto -, arriva soprattutto gente da fuori. Qui c’è chi trova sempre l’opportunità per scambiare due chiacchiere, per condividere una fetta di torta insieme e parlare. Ogni tanto riesco anche a incuriosire su dei libri e ne sono felice. Credo che questa sia la cosa più bella: dialogare con gli altri. Qui, nonostante lo spazio sia angusto, abbiamo svolto diversi incontri e presentato libri ed ora con il Covid stiamo proseguendo on line con degli incontri tutti i giovedì grazie a chi collabora a questo progetto, tutte persone preparate e che arricchiscono, con il loro lavoro, questa biblioteca”.

La cosa più bella per Roberto credo che sia la parola che, nella sua narrazione sia scritta che parlata, diventa inevitabilmente testimonianza di una vita.

“Molti temevano che con l’apertura al pubblico della biblioteca entrassero estranei – spiega Roberto – ma chi è un “estraneo”? Lei era un’estranea quando è arrivata e dopo pochi minuti non posso più definirla tale. Poi, nel pomeriggio, se non tenessi aperta la biblioteca, non ci sarebbe più nessuno all’ingresso…sono contento che ormai da sette anni va avanti questo progetto. Per me è importante”.

Basta parlare con le persone perchè non siano più estranee e come le potremmo chiamare? Forse per nome.

Visita la pagina Facebook della Biblioteca di via Rembradt 12

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giornalista professionista, psicologa, curatrice d'arte, scrittrice

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