La Home: la casa nel web

Il bello di casa è che l’Uomo ha bisogno di un luogo dove sentirsi a casa ovunque e questo vale anche per il web dove, non a caso, si visitano e costruiscono le home. Oggi abitiamo tre dimensioni: la casa dove viviamo, quella fisica, che chiamiamo anche abitazione che si estende fino alla nostra città, nazione e Paese; il nostro corpo dove vive il nostro mondo interiore (è la casa dell’Io o dell’Es rivelatoci sotto le sue numerose sfaccettature con la psicoanalisi, nel 900, dove domina la dimensione onirica e inconscia ed è la casa dei nostri ricordi e delle nostre emozioni); e poi, negli ultimi decenni, ci siamo trovati un’altra casa immateriale che è quella del web. Lì, anche se non hai un tuo sito (luogo), dunque una Home personale, hai comunque una casa dove tornare che è la Home del tuo motore di ricerca (il browser come Google per esempio). In pratica se non possiedi una casa personale, hai comunque un mezzo per navigare, da cui accedi attraverso un porta e possiedi un indirizzo, che equivale a una targa. O ci abiti o lo navighi come un nomade.

La condizione di vita dell’Uomo contemporaneo è totalmente trasformata da questa tridimensionalità che lo rende non solo, come lo descriveva Pirandello in Uno, nessuno e centomila, ma quasi Uno e trino, materiale e immateriale, fisicamente ubicato in un luogo, virtualmente ubicato ovunque grazie al Web, ovvero nel WWW: World Wide Web, ergo, tradotto in italiano, nella grande rete a cui accediamo grazie a Internet. Il dono dell’ubiquità che attribuivamo solo al divino, oggi è, in questa forma, possibile all’Uomo.

Anche nel Web abbiamo delle case, Home, che visitiamo e personalizziamo e Home dove torniamo quando finiamo di “navigare”. Nel web non si cammina, si naviga perchè è un luogo fluido (dinamico e in costante cambiamento, un flusso) e quando entri in una Home, per esplorarla non apri le porte, ma le finestre. Tuttavia ci sono porte e portali, numeri che si trasformano in immagini e parole. Non è molto diverso dal mondo concreto, per certi versi: se ci pensiamo, ogni forma è espressione di una funzione matematica, ha una geometria. Tutto il tangibile è anch’esso governato dal numero tant’è che ci sono esperti capaci di tradurre ogni cosa in una forma che rivela la logica geometrica intrinseca alle cose: gli origamisti.

Resta che questa casa del web ha più a che fare con l’immateriale e quindi con il pensiero, si esprime con parole, suoni, immagini. Voi potreste dire: “Ma anche dal vivo mi esprimo allo stesso modo”. Vero, ma manca un elemento non irrilevante: la potenza espressiva del corpo nel suo insieme, dalla testa ai piedi, dal tatto all’olfatto. Pensiamo a cosa succede, per esempio, durante una diretta o lezione via web dove si parla guardando in volto gli altri, ma si perde la percezione d’insieme, il corpo nella sua interezza, il respiro, la postura. Quante informazioni ci mancano nella relazione con l’altro se ci limitiamo al volto ripreso! Il risultato è che aumentano le difficoltà di comunicazione e i rischi di incomprensione tant’è che, per aiutarci a mantenere un legame con la figura, là dove ci limitiamo a usare solo le parole, senza sonoro, ci siamo inventati gli emoticon.

Ma questa rete di case e di pensieri che è il web si comporta anche come un grande “aggregatore di pensieri” , ne stiamo misurando la portata durante la pandemia, dove la possibilità di dare voce a tutti rende facile il rischio di notizie false e amplifica ogni cosa. Il “pensiero del web” si organizza anche come un grande inconscio collettivo dove si uniscono tra loro tutte le forme più disparate di modi di pensare, di stili di vita, di passioni, ma anche di perversioni. Come nella nostra memoria tutto si conserva, si sedimenta, si recupera nel tempo, si perde o ci compare all’improvviso.

Photo by Mikhail Nilov on Pexels.com

Il web è un luogo dove stiamo sperimentando il “per sempre” una dimensione dove non sembrano esserci confini spaziali e l’unico limite è l’alimentazione: l’energia. E se un giorno non ci fosse più l’elettricità? Perderemmo tutti la casa della luce per tornare alla casa del fuoco. Se ci pensate la casa, quella fisica, la chiamiamo anche il nostro focolare, luogo di ritrovo intimo e raccolto dove condividere cibo, calore e parole.

Tutto torna ad una forma di energia…

Di Melina Scalise (ogni riproduzione è vietata senza citare l’autore)

Se ti piacciono le tre immagini di città che richiamano tre dimensioni: reale, onirica e futuribile visita qui

Pubblicato da

giornalista professionista, psicologa, curatrice d'arte, scrittrice

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