L’isola della colpa in libreria

Oggi nella libreria de Il bello di Casa – Un romanzo che apre una serie di quesiti sulla società, la fede, la sessualità. E’ scritto da una coppia, marito e moglie e questo rende persino intrigante cercare di immaginare chi ha scritto alcuni dei personaggi. L’Isola della colpa di Paolo Lagazzi, critico letterario e scrittore e Daniela Tomerini scrittrice e artista, è un libro che vi riserva un colpo di scena finale.

Esiste una sola domanda al mondo che accomuna tutti gli esseri umani: “Perché?”. E’ per dare una risposta a questo quesito che sono state compiute le più grandi scoperte della storia, ma anche evidenziati i nostri limiti. L’isola della colpa, attraverso un intreccio di vite, ci invita a riflettere su quanto sia difficile accettare la bellezza nel degrado, quanto sia labile il confine tra l’amore e l’odio, quanto l’invidia possa trasformare l’Uomo e la Fede e non riuscire comunque a silenziare tutte le domande esistenziali.

Il romanzo è scritto da una coppia, marito e moglie, un maschile e un femminile, da cui traspare tutto il piacere di sedurre dell’uomo e della donna. In questo impulso si racchiude qualunque forza vitale, senza la quale non resterebbe che la morte.

Il racconto si sviluppa attorno a tre personaggi un uomo e due donne. Sono certamente quest’ultime che intessono la trama centrale da cui traspare tutta la complessità della psicologia femminile che viene esplicitata attraverso una dialettica tra eros e thanatos.

La narrazione comincia in un convento sperduto in un’isola greca dove l’unica custode è una suora che riceve la visita di un uomo. Entrambi, per ragioni diverse, avvertono un’attrazione l’uno verso l’altro, ma mentre la donna esplora questo sconosciuto attraverso il corpo, l’uomo rimane rapito dal luogo, dal suo dedicarsi al Signore, dalla sua gestualità.

Due percorsi diversi che portano però ad un solo bandolo della matassa esistenziale rappresentata da una terza figura che incarna la capacità ascetica di Maddalena e la capacità vera dell’amore quasi a competere con una latente figura materna che accompagna i ricordi dell’uomo.

Un finale a sorpresa trasforma la pace e il silenzio del convento in un eterno urlo disperato dove ogni uomo e ogni donna si trova solo. L’unica cosa certa sembra essere che l’inferno abiti tra gli uomini e che il “Salvatore”, la guida, il “Messia”, nonostante tutto continui a morire tra i reietti.

Pubblicato da

giornalista professionista, psicologa, curatrice d'arte, scrittrice

Rispondi